mercoledì, dicembre 28, 2016

Pensierini.

Si arriva, secondo te, ad un certo punto della vita che, pur avendo la consapevolezza che più di tanto non sarai, ti svegli la mattina con quella bella sensazione d’aver fatto il possibile e se non hai avuto grandi risultati è lo stesso? Che t’importa se domani mette neve, tanto nel gelso tra un paio di mesi si vedranno già le prime gemme e tutto andrà avanti anche senza il tuo aiuto.
Dimmi, di che colore è la rassegnazione. A cosa assomiglia, visto che se l’ho incontrata, io, non l’ho riconosciuta.
E non è che mirassi a chissà cosa, sia ben chiaro. Avrei soltanto voluto esser brava in un fare. Ma non bravina o cosìcosì. Bravissima. La più brava.
Avrei voluto salir sul podio, al primo posto. E non con un pari merito. La più brava in assoluto.
Ad esempio, una medaglia d’oro in contafoglie. O una campionessa di filaindiana.
Oppure l’unica al mondo in grado di far ridere i polli.
Non ho mai avuto grandi pretese, lo sai. Non è che lo scopo della mia vita fosse quello di salvar il mondo.
Mi sarei accontentata d’esser la più brava in un fare poco importante, anche se, a dir la verità, il metter in fila indiana le cose, ha la sua bella importanza. Te l’immagini il tuttoquanto bello dritto, ordinato, senza un filo giù di riga?
E quanto sarebbero belli i polli contenti! Tu pensa, andar dalla Bianca per le uova fresche e vedermeli correr incontro tutti ridanciani. E solo con me, mica con tutti.
Ecco. Mi sarei accontentata anche di quel piccolo successo.
Oppure sognavo d’andar in giro per piazza Garibaldi con la mia bella medaglia al collo con su stampato a giro “primo premio mondiale in contafoglie”.
A te contar le foglie sembrerà robetta, ma t’assicuro che ci vuol impegno. Ti devi metter lì a fissar un punto della magnolia, e poi inizi, una-due-tre, e conti tutte le foglie da sinistra a destra e dall’alto in basso. Anche le più piccine o quelle che han la vita mezza gialla e moriranno prima di sera.
Non credere, anche il contar bene le foglie potrebbe servire a dare un senso al tuo star al mondo.
Il problema è quando ti rendi conto che con tutto il fare che ti circonda tu non sei in grado di vincer nemmeno una medaglietta, un trofeo…una targhetta grande come un francobollo, non dico d’oro, ma nemmeno di stagnola. La tristezza è rendersi conto che ci sarà sempre qualcuno che farà la fila più dritta della tua. O non solo saprà far ridere i polli, ma riuscirà anche a farli ragionar di Epicuro e di Kant.
Ecco, è per questo che ti chiedo se prima o poi uno arriva a rassegnarsi d’esser mediocrità, ché io son già a 129.543 foglie e non vorrei continuare a contar per niente.

Francesca Ferrari, ovvero Giarina

venerdì, dicembre 23, 2016

Stamattina il sole illuminava il giardino. Dopo una colazione lenta e silenziosa, ho lavato le mani, messo un canovaccio nei pantaloni e ho iniziato a cucinare.
Non posso evitare di ascoltare musica durante la trasformazione di odori, colori e sapori. Mentre sceglievo quale voce avrebbe colmato la cucina, ho fatto un pensiero riguardo a come la musica accompagna i gesti e, in particolare, il cucinare.
Precisamente, oggi Patti Smith mi ha fatto compagnia durante la cottura della carne, poi gli U2 ritmavano il coltello che tagliava cipolle, carote e sedano per il soffritto e successivamente un album bellissimo dei Gotan Project si è abbinato splendidamente al profumo di ragù che, pian piano, pervadeva casa.
Ti accorgi che quando sei presente nel presente tutto è inscindibile; i suoni, la luce del giorno che cambia, gli odori, le voci, le azioni. Le mani tagliano, mischiano, versano, spostano e i pensieri le seguono scorrendo, trasformandosi come la materia sul fuoco.
Sorridi da due ore e sai già, prima di assaggiare, che da questa perfezione non può che venire qualcosa di buono.

Mi penso felice con un grembiule addosso e le mani sporche di bontà.

Margherita

martedì, dicembre 13, 2016

era il millenovecentoottantadue,
i vegani non esistevano,
nessuno si faceva i selfie,
di facebook non se ne parlava e in linea di massima potevi ancora fare qualcosa senza essere costretto a raccontarlo a quelli che conoscevi,

da Protocollo 933, di Gianni Solla

martedì, novembre 29, 2016

quello che mi preme evidenziare è come sia del tutto illusorio pensare che una società possa stare in piedi a lungo quando hai una ragazzina di appena 18 anni che gira con in tasca un cellulare da 1000 euro (a tal proposito segnalo a tutti i tonti che si comprano gli IPhone da 800 euro che il costo di produzione è di 207 euro. Chi ha orecchie per intendere, intenda) e in giro ci sono milioni di disoccupati (italiani e non) davvero senza un soldo. Sono anni che, quando ne ho la possibilità. ripeto ai politici che conosco che le società più "sicure" non sono quelle con le telecamere e una pattuglia di polizia in ogni angolo, ma quelle dove la forbice delle diseguaglianze venga ridotta il più possibile. Ma niente, parole al vento.

Davide Lombardi

martedì, novembre 15, 2016

La verginità di lino banfi e le prostitute

Lino Banfi però a quei tempi fu accolto con molta freddezza:
“Su di me un certo snobismo. Guardavano i miei sketch di nascosto. Li perdono”.

Infine conclude raccontando il giorno in cui perse la verginità:
"A Napoli in una casa chiusa, fu la mia iniziazione sessuale. Ero stato in seminario per 5 anni, era l’11 luglio del 54 e io compivo 18 anni. Mi presentai in questa casa elegante. Mi aprì una donnina procace che stava pulendo. Mi chiese se avevo 18 anni, le mostrai la carta d’identità e vide che li compivo proprio quel giorno. Ero caruccio all’epoca, magro e carino. Mi fecero festa in due o tre. Fu una bella festa e non mi fecero manco pagare."

domenica, ottobre 23, 2016

la poesia è uno strumento che ci permette di conoscere qualcosa di nuovo rispetto a noi, un altro punto di vista su noi stessi. E, per conseguenza, un aggiustamento del nostro sguardo sul mondo

Brunella Saccone, citando Matteo Pelliti

(il post di Brunella menzionava l'artista Tiziana Cera Rosco)

venerdì, ottobre 21, 2016

Protocollo 930

La donna entra nel banco dei pegni,
“desidera?”, dice l’uomo al bancone,
“ho lasciato qui un orologio, molti anni fa”,
l’uomo si accomoda gli occhiali sul naso,
“è lei la proprietaria di quest’orologio?”
“sono io”,
“mio padre mi ha raccontato che una ragazza giovane venne a portarglielo lo stesso giorno nel quale sono nato io, e non si è mai fermato”,
sollevandolo, l’uomo si accorge che le lancette hanno smesso di muoversi tre minuti prima,
poi guarda la donna,
“posso fare una telefonata a mia moglie?”, chiede l’uomo,
“non è più possibile, ora dobbiamo andare.”

Hotel Messico (Gianni Solla)

giovedì, ottobre 20, 2016

Scriveva Franco Gialdinelli un paio d'anni fa:

somiglia anche un po' a una lezione di musica, su una cosa molto particolare chiamata "Scala Pentatonica", la quale, come dice il nome stesso, ha cinque note invece delle sette della scala a tutti noi familiare, che invece si chiama diatonica, Do-Re-Mi-Fa-Sol-La-Si, insomma.
La scala pentatonica è una scala antica, si pensa che sia nata ancor prima del concetto stesso di scala, ed era allora priva di quelle due note "difficili" che nella diatonica hanno fra sé e la nota che le segue o precede un intervallo di mezzo tono, invece che intero, il Fa e il Si parlando della scala di Do che abbiamo per semplicità preso in esame. Quindi: Do-Re-Mi-Sol-La. Qualcuno si azzarda a dire che è una scala "naturale", perché chiunque è in grado non solo d'intonarla senza difficoltà, ma anche di utilizzarla per canticchiare sopra una linea di accompagnamento qualsiasi, sicuro di non sbagliare mai. Noi musicisti la utilizziamo a piene mani per improvvisare, ogni tanto buttandoci distrattamente dentro una noterella in più, una miserabile terza minore, che però ha una potenza devastante, perché si chiama "Blue Note", e definisce la celeberrima scala blues.
Qui un genio come Bobby Mc Ferrin dimostra tutta la naturale potenza della pentatonica, facendola cantare al pubblico senza nemmeno suggerirne tutte le note:

martedì, ottobre 18, 2016

il tempo vola. lowcost.

tabula rosa

martedì, settembre 13, 2016

Ti ricordi? E' passato molto tempo ormai. E queste sono le nostre polaroid, cose già viste. A volte non hai anche tu quella strana sensazione che tutto rimarrà così come è stato lasciato? Per il semplice fatto di avere visto la realtà-delle-cose-come-sono. Come la felicità. Che nei ricordi non cambia mai. Siamo noi che cambiamo. Ma forse il segreto è tutto lì, in quelle strade perpendicolari. In quella assoluta e improbabile certezza che il mondo è racchiuso dentro a quelle quattro strade e che nulla potrà mai mutare.

Ci siamo persi di pomeriggio, fra una missione cattolica della fine del 18° secolo e le baracche che vendevano il pesce fritto e la birra di radici. Pensavamo si sarebbe materializzato un mondo ottimista.

E' che volevamo essere felici ad ogni costo. E invece ci siamo fermati senza dire nulla, come se da tempo entrambi conoscessimo questa mancanza che veniva a completarci.

domenica, settembre 11, 2016

Ti ho quasi persa; quando della mia voce hai colto solo l’evocare. Così tra acqua e sale ho trasformato il mio fare, per non dialogare tra faro e costa. Per diminuire le distanze, e divenire unico suono in un corpo esclusivo.

Non guardiamo dalla costa il mare, né ascoltiamo venti, né carpiamo orizzonti. Ora siamo acqua e mare, spuma e sale, aria e vento, luce e orizzonte. Ora siamo.

martedì, settembre 06, 2016

Ma dove va il sole quando dorme?

Sono in spiaggia e sento il bambinetto che lo chiede alla sua mamma. Mi mancano un po' le grandi domande, che i figli grandi non pongono più. Con loro si discute di futuro, di esami, di università, della scuola media che sta per iniziare, del corso di ginnastica ritmica, della voglia di studiare bene l'inglese. In poche parole, il sole non dorme più, ma prevedibilmente tramonta secondo quanto insegnato, con dovuto rigore, nei libri di scienze della terra.

E mentre loro si muovono, ammirano il sole che cala lontano da casa, cavandosela, altrettanto prevedibilmente, alla grande, io sono qui, a soffrire per la dipendenza da tenerezza infantile che mi è rimasta incrostata addosso dopo le maternità e che - lo temo assai - non andrà più via.

sabina

giovedì, giugno 30, 2016

giocare con la paura della gente ti fa magari anche vincere le elezioni, ma è un gioco pericoloso perché poi tutta la rabbia che hai fomentato la devi gestire

Gianluca Ruggiero (a proposito di Brexit)

domenica, maggio 15, 2016

"Non siamo pagati per essere morali. Il nostro lavoro non è di verificare le informazioni, ma di accelerare la circolazione di quelle a noi favorevoli, per raggiungere bersagli accuratamente scelti. L'elemento essenziale è la velocità: quando compare una notizia buona per noi, dobbiamo darla in pasto all'opinione pubblica. Perché sappiamo perfettamente che la prima notizia è quella che conta. Dopo, le smentite non hanno alcuna efficacia."
James Harff, direttore dell'agenzia Rucher & Finn

(da Jacques Merlino, Les vérités yougoslaves ne sont pas toutes bonnes à dire, citato da Babsi Jones in Sappiano le mie parole di sangue, Rizzoli 2007)

Babsi, in una nota a pag 53 del suo libro, spiega: l'agenzia Rucher & Finn ha curato gli interessi dei governi croato e bosniaco, orchestrando un'intensa attività di promozione della loro immagine e di propaganda ai danni dei Serbi in Occidente. Tra i suoi clienti, registrati per legge presso il Dipartimento di Giustizia statunitense, figura dal 1992 anche la Repubblica del Kosova albanese.