giovedì, aprile 23, 2015

Una volta, prima che ci fosse tutto questo, esistevano i blog. E ci si leggeva, ci si commentava, ci si conosceva, ci si frequentava, talvolta ci si sposava pure, tra blogger, mettendo al mondo dei bambini figli di blogger. Con i blogger si facevano un sacco di cose che non erano semplicemente "eventi". Si costruivano progetti, si disegnavano traiettorie, si andava tutti insieme a Genova, a Torino, a Napoli. Ecco, a me tutto questo oggi manca molto. Con Fabrizio "Gilgamesh" ci abbiamo fatto tutti insieme un gran pezzo di strada, anni di grande fermento letterario, molto innovativi. Come ho detto, anni che mi mancano molto. E molto li rimpiango. Mi sentivo parte di una comunità molto diversa da questa di Facebook. A Fabrizio, che improvvisamente non c'è più ma magari è diventato un Bodhisattva, credo che dedicheremo una birra e più tardi un’altra ancora.
Alla vostra salute

Brunella su fb

venerdì, aprile 17, 2015

una volta ho lasciato un fidanzato che nei messaggi chiudeva ogni frase con i puntini di sospensione. Cioè, ovviamente non è stato quello il motivo della rottura, ma a ripensarci era un bel campanello d’allarme, tanto più che ne metteva regolarmente due e non tre).

Chiara (doppioverso)

mercoledì, aprile 15, 2015

Friendfeed è morto davvero. L'unico social network che abbia mai avuto un senso, un posto in cui essere Vip non serviva a un cazzo, in cui uno scemo era semplicemente uno scemo e un coglione un coglione. Un posto in cui le opinioni non avevano tutte lo stesso valore, perché le opinioni-opinioni si separavano automaticamente, come per una misteriosa forma di mitosi, dalle opinioni-cazzate. Su Friendfeed nessuno avrebbe mai potuto pensare di pubblicare un articolo complottista, una bufala, una scemenza, senza prendersi un vaffanculo didattico, né di riportare una tesi approssimativa senza sorbirsi quatrocentrottanta commenti in grado di fare la punta al cazzo pure al secondo principio della termodinamica. Friendfeed è stato un posto, un luogo, non un social network. Un social network è questa merda di Facebook, o quell'aborto di Twitter, sono strumenti in grado di appiattire tutto, di far sentire l'imbecille una persona normale e la persona normale un imbecille. Questi social network sono come la vita, non aggiungono niente e non tolgono niente; ci trovi dentro quello che crede alle scie chimiche e quello che posta il buongiorno sette volte al giorno; e non c'è modo di uscirne diversi. Su Friendfeed le idee entravano in un modo e uscivano in un altro. Friendfeed era un ambiente difficile, tutto era iperbolico, ciò che era leggero diventava pesantissimo, ciò che era pesante diventava una sciocchezza da bar. Si scherzava sulla morte e si litigava per il colore di un divano. Su Friendfeed ho conosciuto fenomeni veri, artisti, persone realmente geniali e persone di una bontà non umana. Anche gli scemi su Friendfeed erano estremi. Uno scemo su Facebook si limita a scrivere cazzate, su Friendfeed uno scemo era in grado di costruire una storia finta, di sostenerla, di cambiarsi la vita per giustificarla e poi di scomparire nel nulla per non “perdere il flame”. Probabilmente Friendfeed era solo un filtro che desaturava la realtà e la mostrava per quello che era, con lo sguardo cinico e disilluso di un cane vecchio che ti piscia sul mocassino di pelle di cane. Friendfeed ha segnato un'epoca, almeno la mia, sette anni di risate, di discussioni, di persone conosciute, di persone incontrate, di amicizie e di smadonnamenti roboanti, di condivisione di una certa idea di realtà. Ora è finita e spiegare Friendfeed a chi non c'era, spiegarlo qui su Facebook tra l'altro, è inutile e paradossale. Quanto a chi c'era, beh, ci troviamo in giro, su questi social imperfetti o nella vita di tutti i giorni, e ci riconosceremo perché saremo sempre quelli seduti scomodi, a trattenere bestemmie, giudizi universali e benaltrismi non euclidei. Grazie di tutto socialino dell'odio, sei stato la cosa più bella di Internet, la cosa più divertente di questi anni, una delle cose più belle di qualsiasi cosa.

Massimo Santamicone