domenica 31 maggio 2020

... questo genere di cose al limite della correttezza avviene di frequente nella nostra società. Le banche ad esempio, a forza di prendere ogni giorno in consegna il denaro dei clienti, a poco a poco finiscono per considerarlo proprio. I funzionari pubblici sono al servizio della popolazione e possono venire considerati dei rappresentanti che hanno ricevuto un certo potere per risolvere una serie di problemi. Peccano che a forza di esercitare le loro funzioni al riparo della loro autorità, alla fine si montino la testa e credano di possederla definitivamente, quest'autorità, senza che i cittadini abbiano diritto alcuno di interferire.

Io sono un gatto, Natume Sōseki (traduzione in italiano di Antonietta Pastore)

[ma non stare a leggerlo, è un libro palloso. A un certo punto, uno dei personaggi racconta una storia che persino gli altri personaggi trovano noiosa, e lì il libro diventa palloso al quadrato.]

sabato 9 maggio 2020

Le bolle.

Primo Maggio 1959; mancavano 8 giorni alla mia nascita.
A quei tempi c'erano due sole cose che potevano dirsi veramente al sicuro.
Io, ignaro di quello che c'era fuori; e il mondo, ignaro di quello che c'era dentro.
Otto giorni dopo nasco piangendo (come tutti del resto), e chi c'era fuori rideva e faceva feste e robe così. Sulle prime pensavo fossi arrivato in un resort all inclusive, poi col tempo ho capito la fregatura.
Non ho ricordi precisi di quei primi giorni, ma so per certo che tutti avevano modi gentili e un linguaggio improbabile, tutto vezzi e moine; come poi abbia potuto imparare a parlare compiutamente, visti gli esempi, rimane un mistero. Ad ogni modo, ero considerato un genio. Perché?
Le bolle.
Ancora non era fine Maggio e già sapevo fare le bolle. E questa cosa spiazzò tutti. Non male per un tizio che manco sapeva cosa erano le bolle.
Beh, non è che mi limitassi a dare forma sferica alla saliva. Piangevo nelle ore notturne, e dormivo a tratti; quando i miei erano svegli.
Diciamola tutta, ero un bel rompicoglioni, e a pensarci bene non è che sia cambiato di molto. Parlo del carattere, naturalmente.
Comunque non è che fossi poi così diverso dagli altri, a quell'età siamo grumi di egoismo puro, innocenti despoti, vili carogne ombelico-centriche.
Però all'inizio tutti mi sorridevano, qualunque cosa facessi. Me la facevo sotto? Nessun problema; tutti a farmi complimenti. La mia pipì era benedetta, i miei ruttini salutati come fossero parenti che non vedi da trenta anni.
Insomma, disponibilità totale. C’era persino una tizia che a orari precisi arrivava e mi metteva una tetta in bocca, no così, tanto per dire la qualità e la globalità dei bisogni soddisfatti.
Poi si sa, la vita va avanti.
Devi trattenere le puzzette, comportarti a modo, imparare le buone maniere...
Tette?
Rarissime, e mai a orari predefiniti.
E adesso, dopo tutti questi anni, di quel genio che si agitava a cazzo facendo bolle in una culla, sono rimasto io.
Mi spiace.
Fatevene una ragione.

LBC (remote)