venerdì, novembre 16, 2018

È sull’erba piede nudo leggerissimo
dove l’acqua delle foglie si fa iride.
È il buon riso, l’aria, il sangue,
il modesto ardore libero.
Avvenire non ti cerco. Tu mi vieni
vento, immagine credibile, amorevole
sulla fronte. Poco a poco dove erano
anni, ridono attimi.
Non speranza né timore, amici, più.
Non l’affanno. Anche autunno in Lombardia
quatto e spento in mezzo ai gelsi avrà la sua gioia,
se vorremo, e la rinuncia.
Non del bene la rinuncia, amici, dico,
ma del tedio. Cuore nuovo andiamo innanzi.
Le felici, le dolcissime mattine
a noi tutti tornano.

Franco Fortini (citato da Gianluigi Gherzi)

lunedì, marzo 05, 2018

Sul tram una ragazza e un ragazzo in età da liceo, discorrono. Sono belli. Parlano di un matrimonio di un loro parente, lei dice: «Non mi sposerei mai in chiesa, perché non ci credo». Lui le risponde: «Io sì... Sai perché?» – fa una lunga pausa, lei attende in silenzio la motivazione: «Beh, ecco: tante generazioni si sono sposate in chiesa, quindi dev’essere giusto, perché non dovrei farlo io?». La ragazzina scuote il capo: «Per me non è un motivo». Lui si informa: «Ma i tuoi si sono sposati in chiesa?». Lei sospira: «Mio padre si era sposato in chiesa con mia madre, poi mia madre se ne è andata via e hanno divorziato. Dopo un po’ la famiglia gli ha fatto sposare la sorella di mia madre, in municipio, perché lui non sapeva neanche cucinarsi una cena, gli serviva una badante». Guardo meglio la ragazza: non sembra pachistana, ha fattezze e linguaggio di qui, direi anche del Nord. Vorrei chiederle se la sorella di sua madre è stata contenta del matrimonio combinato in funzione di badante, ma ovviamente non posso. Cambiano argomento, lui le chiede: «Tu sei gelosa?». Lei alza le spalle: «No, però se per stare con Samantha non puoi più vedere me, allora sì». «Se Samantha mi chiede per stare con lei di non vederti più, le dico di no». «Chissà se è vero... Secondo me per avvicinarti di più a Samantha, che ti piace tantissimo, mi lasceresti. E poi la sposi, e pure in chiesa». «No, no, non vorrei mai perdere te». Lei gli domanda un po’ più maliziosa: «Ma pure io posso avere due fidanzati, naturale?». Lui si percepisce che si sforza un po’, ma risponde: «Sì, naturale». A una fermata lui scende, prima lei gli passa degli appunti da studiare. Sceso lui, la ragazza si sistema meglio sul sedile, estrae dalla borsa il telefono, scorre un po’ di messaggi, forse «sta imparando a compitare nuove lingue sconosciute», come dice un bel verso di Max Manfredi. Scendo anch’io, entro nel bar dei cinesi, dove una signora sui cinquanta, un poco scarmigliata, dice a un uomo più vecchio: «Oh, ma oggi si vota? E per chi cazzo devo votare?». «E che minchia ne so? Vota chi cazzo vuoi». La barista orientale serve a me un cappuccino, alla signora un bicchiere di bianco. Ripenso alla lunga pausa in cui il ragazzo ha cercato nella sua testa una motivazione per l’affermazione, forse avventata, a favore del matrimonio in chiesa, e la ragazza ha atteso paziente, senza minchieggiare. Crescono indecifrabili foreste, e noi abbiamo perso tempo a studiare piccole piantine artificiali nei nostri laboratori. Noi chi, poi? Quattro gatti che sparano giudizi da vecchi coglioni, per sbrigarsela in fretta.

Carlo Molinaro

lunedì, febbraio 05, 2018

Meglio un tema banale trattato in modo approfondito che un tema profondo trattato banalmente.

Gaetano Vergara
(che lo ripete ogni anno ai ragazzi che si avviano a predisporre le tesine per gli Esami di Stato)

sabato, gennaio 20, 2018

Il primo incarico professionale di Kessels sembrava una missione impossibile: la promozione del peggior albergo di Amsterdam, l’Hotel Brinker. “Il posto più terrificante che avessi mai visto. Il proprietario non aveva alcuna intenzione di migliorarlo, semplicemente si era stufato di lamentele”.

Bene, se noi vuoi nascondere i tuoi disastri, allora vantatene. “La sincerità era l’unico lusso che quell’albergo potesse permettersi”, così la campagna cominciò con slogan come “Offerta speciale, un letto in ogni camera!”, "Nessun supplemento per lo sciacquone”, “Non potreste dormire peggio, ma noi faremo uno sforzo”, “Colazione scarsa? Mangia la tovaglietta”, "Da anni i migliori nell'ignorare le vostre lamentele", i gadget da bagno (saponetta, phon, shampoo) erano sagome da ritagliare da un foglio di carta. Una squadra di addetti perlustrò Amsterdam piantando su ogni cacca di cane una bandierina che diceva “questa la trovate anche davanti al nostro portone”. Ci crediate o no, le prenotazioni triplicarono e i clienti cominciarono a lamentarsi perché, dopo tutto, l’albergo non era poi così fetente come si attendevano.

da Fotocrazia, di Michele Smargiassi
(segnalato da Mariela Victoria De Marchi Moyano)

mercoledì, gennaio 03, 2018

Complicare è facile, semplificare è difficile. Per complicare basta aggiungere, tutto quello che si vuole: colori, forme, azioni, decorazioni, personaggi, ambienti pieni di cose. Tutti sono capaci di complicare. Pochi sono capaci di semplificare.

Per semplificare bisogna togliere, e per togliere bisogna sapere che cosa togliere, come fa lo scultore quando a colpi di scalpello toglie dal masso di pietra tutto quel materiale che c’è in più. Teoricamente ogni masso di pietra può avere al suo interno una scultura bellissima, come si fa a sapere dove ci si deve fermare nel togliere, senza rovinare la scultura?

Togliere invece che aggiungere vuol dire riconoscere l’essenza delle cose e comunicarle nella loro essenzialità.

Bruno Munari (tramite Mastrangelina)

sabato, dicembre 30, 2017

Promuovere la lettura è come promuovere il sesso dicendo che è importante riprodursi o che fa bene al sistema cardiocircolatorio. Io leggo perché mi diverto.

Riccardo Falcinelli

domenica, dicembre 24, 2017

6-Del primo incontro.

Per tutta la settimana ho girato per casa come inochita, andavo a far la spesa senza comprare il pane e ritornavo fuori e poi se Aldo mi parlava rispondevo pan per pomo, e il pensiero fisso era sempre per quel vaglia e se mi dovevo presentare così damblè o se magari non era meglio fermare Alide sulle scale e chiedergli consiglio su cosa dovevo fare.
Alla fine, me lo ricordo quel giorno lì di quindici anni fa, come se fosse ieri, che era una così bella mattina di mezza primavera, e mi ero svegliata sicura come quando si prende la decisione giusta e non ci son santi che ti possono fermare.
Che poi anche Aldo ci metteva del suo perché tintognava col caffè e con la torta e poi una pulitina alle scarpe e guarda qui che camicia strafugnata, che alla fine l'ho quasi dovuto buttar giù dalle scale.
Una volta da sola in casa mi son messa davanti all'armadio, che avevo appena fatto il cambio di stagione e invece mi era tornato quel freddo che il vestitino fiorato non era il caso di metterlo.
E in sottoveste mi guardavo nell'anta a specchio e a onor del vero non ero mica tanto male, secondo me.
I capelli li ho sempre avuti quel color topo che la tinta me li dava un po' sul rosa, ma la dovevo fare perché incominciavano a spuntare dei grigi e guai a toglierli, che mia nonna diceva che per uno tolto ne nascono altri sette.
Il mio punto forte erano gli occhi, me lo dicevano sempre quando ero piccola, questa bimba ha due occhietti che ti pungono.
C'era un paio di chiletti in più intorno ai fianchi e le gambe non erano mai state lunghe, però avevano il loro bel polpaccio tornito e poi di caviglia fine, che le mie caviglie me le invidiava anche la Carlina.
E nel mentre che mi ammiravo le gambe, mi ha preso quasi un colpo a vedere una calza smagliata, proprio sotto al ginocchio destro e mi è venuto in mente che era stato dall'ortolano il giorno prima contro una cassetta di peperoni.
E di altri còllan non ne avevo, che la mercantina aveva finito la scatola, quindi lì per lì stavo pensando di mandare tutto in malora, di rimettermi la tutina da casa e morta lì.
E invece poi il cuore ha avuto la meglio e ho preso lo smalto rosa delle unghie e c'ho dato una bella pennellata sopra alla smagliata che mi si era anche attaccata la calza alla pelle, ma era lo stesso, tanto era trasparente.
E là! Non si vedeva niente e la sottana arrivava anche due dita sotto.
Quindi dopo una passata di cipria, due gocce di Colonia nel gomito e un velo di rossetto, quello che mi aveva regalato la Daniela a Natale che lei è commessa di profumeria, e ne sa di robe di trucchi, ero pronta per andare in via Alberti col tomulto dentro il petto e nella testa.
Avevo messo i soldi in una busta dentro la borsetta che manavano un profumino di lavanda per via della carta profumata del cassetto, e tutta in tiro mi sono diretta a schiena bella dritta all'ufficio postale.
Appena entrata, lui era là, come un attore consumato, chinato sulla scrivania a fare dei conti, ma come se avesse sentito una scossa aveva tirato su la testa e in un battibaleno mi era venuto incontro davanti allo sportello numero tre, quello dei vaglia postali.
Io non ero pratica della faccenda e Alide con un sorriso premuroso mi disse col tu per la prima volta, dopo più di due anni di buongiorno e buonasera:
Non ti preoccupare Luigia te lo compilo io il modulo.
Poi, finito tutto lambaradam dei dati e dei soldi, ci fu un momento di grande emozione passionale quando le nostre mani si sfiorarono nel commiato, mentre dei rigoli di sudore freddo mi andavano giù per la schiena e lui mi disse piano che non lo sentisse quello dello sportello due:
Ci potremmo salutare stasera verso le otto giù nel piano delle cantine?

Francesca Ferrari (aka giarina)

sabato, dicembre 16, 2017

[cose di vecchi blog]

Ieri ho incontrato la Superfemmina per eccellenza. Quella che quando entra in una stanza offusca tutte le altre. Quella che ogni maschio sogna nel suo lettino solitario o sotto la doccia masturbatoria. Quella che ti ribalta la vita e non capisci più nulla e sbavi sul volante mentre lei ti sfreccia a fianco in macchina a 200 all'ora e nel frattempo riesce anche a cambiarsi d'abito esibendo lattee superfici morbide e sorriso pin up. Considerato che io sono decisamente etero come lei [entrambe devote alla Scuola Del C.] non prendiamo il mio giudizio come una virata sul lesbochic che va tanto di moda. E' figa. Punto. Ed è ovviamente il suo carattere che spicca su tutto [anche se Rillo direbbe "anche le pere"]. Somiglia a una donna da film. E i conti ora tornano, mentre ridiamo come pazze su argomenti serissimi spalmando zanzare sul cruscotto della BMW, sconsacrando un luogo denso di ricordi per entrambe.
Ma non siamo gemelle, in nulla, tranne nel sarcasmo. La creatura notturna se ne va a riflettere su suicidi wireless e io clicko la testa sul cuscino mettendomi off come un placido cetaceo, consapevole dei miei limiti e del perchè ho perso due anni d'amore [o solo tempo].
posted by Vanessa ::: at 12:37 PM
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13.6.2003 ARKANGEL
Cazzo Vane. Quando ho letto quel post sono rimasta incinta.