mercoledì, novembre 05, 2014

<3

Due settimane fa prendemmo la strada di casa per la prima volta insieme, per la prima volta in tre.
Che poi in realtà a casa siamo in cinque ora, Matilde stranamente affettuosa, e pare che anche Pablo inizi ad ingranare.
Sei arrivato in anticipo all'appuntamento, pare che tu abbia preso dal papà in questo.

È vero, il dolore passa. Per quanto forte, per quanto insopportabile. Non credo lo dimenticherò, ma in fondo che importa, tu eri lì, rannicchiato su di me come un ranocchio, distratto da tutte le novità attorno, cercando l'odore di mamma e le voci conosciute di quei matti dei tuoi genitori.
Subito pronto a fare scherzi, cacca santa, appiccicosa come melassa nelle mie mani.
Due ore pelle a pelle, e poi via col papà a misurarti, pesarti, lavarti, vestirti, registrarti.
Abbiamo deciso il tuo nome solo dopo averti guardato, anche se resterai sempre il nostro Luiboh malaussèniano.
Torni dopo un po' da me. Inizia l'avventura.

Sei tu.
Sì, sei proprio tu.
Finalmente ci conosciamo di persona, finalmente ti guardo e ti riconosco.
E mi hai già stregato.

Papà è stanchissimo, più di mamma, che se la cava, santi ormoni.
Due giorni di ospedale, impariamo a maneggiarti, e poi ci dimettono.

Che grandi novità, la vita non è più la stessa.

Otto mesi e mezzo con un bozzolo cresciuto di giorno in giorno.
Sabato quindici febbraio abbiamo scoperto che esistevi; due test, perché il primo era quello scrauso con le lineette rosa che non si capisce mai se sono due o una, perché l'ho fatto quasi per curiosità, perché il ritardo era solo di qualche giorno.
Il tuo cuore che batte a inizio marzo, sentito senza averlo previsto a causa di una visita in ps.
Il primo sguardo su di te a metà marzo.
Scopriamo che sei un maschietto a fine aprile. Dopo aver fatto il primo venticinque aprile insieme, anche se tu dentro di me. Il prossimo parteciperai.
Inizio a sentirti muovere all'inizio di giugno, e da allora non ti sei più fermato. Percepivo i tuoi talloni che mi davano i calci, quei piedini che ora mangerei. Peraltro sei stato, fino ad ora, l'unico essere vivente autorizzato a prendermi a calci.

Sono stata attenta a prendermi cura di te da subito, mentre eravamo una cosa sola, ho fatto tutto quello che era necessario fare, senza smettere però di fare quello che facevo prima di te se non ti esponeva a rischi.

Ti ho ascoltato, ti ho parlato, ti ho cantato e letto.

Ora sei qui. Ti ascolto, ti parlo, ti canto. Ti racconto anche della nonna ogni tanto, che ha deciso di lasciarti il posto poco prima che tu arrivassi...avrebbe voluto tanto conoscerti.
Mi prendo cura di te. Avrò cura di te.

Il papà è bravissimo, se potesse ti allatterebbe pure.
Ti prendiamo in giro spesso, ci incantiamo a guardarti. Non faccio molto caso al fatto che magari non mi fai dormire tanto perché sei uno vorace.
Sei buffo, fai espressioni che sono irresistibili.
Cambi di giorno in giorno.
Ho paura di non ricordarmi di te come sei ora.
Per cui scrivo di te, per avere memoria di te.

M.M.

1 commento:

Mari Io ha detto...

Ho letto per caso questo scritto... e mi sono ritornate sensazioni e pensieri di molti anni fa. Sono una mamma anche io che ha avuto la tua stessa esperienza ormai 25 anni fa, ma ti posso dire stai tranquilla, non dimenticherai queste sensazioni e questi ricordi finchè vivrai e a questi se ne aggiungeranno altri e poi altri e poi ancora altri. Quando mi capita di tornare indietro con la memoria rivedo chiaramente quel frugoletto con gli blu spalancati a fissare una ciocca dei miei capelli lunghi che sporgeva in avanti, credo sia stata la prima cosa che abbia notato di me la prima volta che me lo hanno messo tra le braccia. E poi un'altra cosa: il primo giorno che siamo arrivati a casa ho notato che aveva catturato nella sua mente la mia immagine con una vestaglietta a fantasia azzurra blu e bianca che poi per qualche tempo, forse anche qualche mese, non ho più indossato. Beh ti posso dire che quando mi ha rivisto con quella vestaglietta indosso ho capito dal suo sguardo e dalla sua espressione che , era come avesse rivisto qualcuno dopo tanto tempo, come se mi avesse riconosciuta, e ti dirò di più, proprio i primi giorni a casa, quando dicono che i neonati non vedono ancora bene, mi accorgevo che, quando lo tenevo tra le braccia o gli cambiavo il pannolino, spesso fissava con una espressione di appagamento e sicurezza quella ciocca di capelli che aveva fissato e memorizzato la prima volta che in ospedale l'avevo tenuto in braccio.Sono quelle cose che si sentono, che si percepiscono, ma che non si riescono a spiegare, o meglio si spiegano solo con quella intesa che nasce da subito tra una madre e un figlio, già da quando ancora li portiamo nel ventre. Ti auguro di cuore tante cose belle e bei momenti con le persone che ami e con il tuo bambino.

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