giovedì, settembre 05, 2013

Ventuno.

Ventuno anni di matrimonio, oggi.
Fossi io la sposa mi vestirei in gramaglie e andrei a cercare conforto non so da un prete, un'amica, un genitore. No, un genitore no, li ho persi tutti e due, ma qualcosa farei per alleviare lo sconforto. Ventuno anni con uno come me non sono da festeggiare, sarebbero da premiare, piuttosto. Una bella targa, una medaglia, un riconoscimento ufficiale per i servizi resi alla comunità, per aver sopportato le mie mattane, i miei sbalzi di umore, le centinaia di malattie presunte, ma non per questo meno gravi, non so se mi spiego...
Invece no, mia moglie vuole festeggiare, e le basta poco, un ristorante giapponese, stasera.
Non so che tipo di patologia abbia agli occhi, perché mi guarda ancora con lo stesso stupore dei primi giorni, e non so se ci sia veramente con la testa, perché ancora oggi ride alle mie cretinate e gioisce se, per un caso rarissimo, la accompagno a fare la spesa.
Io, personalmente, da uno come me starei alla larga, e lo dico con cognizione di causa, conoscendomi bene.
Comunque è così, lei dice di saper guardare oltre e onestamente non capisco cosa ci sia da guardare oltre. Solitamente sono sempre allo stesso posto, svenuto sul divano, probabile che abbia un debole per il muro dietro.
Però oggi è una giornata un po' particolare.
Ho sbrigato una quantità di lavoro impressionante, è arrivato un libro introvabile ordinato solo due giorni fa, ed è una Prima Edizione, usato, certo, ma in buono stato. Mia figlia ha fatto un capolavoro di esame, e lo aveva preparato in quindici giorni e in ultimo...
Per la prima volta in vita mia ho visto una libellula alla Darsena, Piazza 24 Maggio, Milano.
Era ferma sul semaforo, e ha preso il volo quando è scattato il verde.
Non credo ci sia un qualcosa che lega tutte queste cose assieme, però c'è un senso di vita leggera che mi accompagna da stamattina. E allora che Sushi sia. Io mia moglie e mia figlia, anche se forse non c'è niente da festeggiare, se non il fatto che tutti questi anni ci hanno portati a essere insieme, ancora insieme.
E la libellula?
Stava volando via dalla tranquillità della Darsena, schivando palazzi, gente, insegne, pubblicità, cartelli stradali, Volteggiava come solo le libellule sanno fare, poco sopra i tettucci delle macchine, incurante dei pericoli del traffico, di tutto. Una macchia di luce cangiante che danza fottendosene del mondo, nel centro di Milano. Come a dire... Vale la pena rischiare, lasciare dietro tutto e abbracciare il caos. Vale la pena, per poterlo raccontare, semmai tornassi a casa.

remote: Luigi Bruno Cristiano su fb

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