Mio nonno doveva chiedere l'autorizzazione per esportare i suoi prodotti nelle colonie, cosa che gli avrebbe consentito di ampliare l'attività e dare lavoro ad altre persone: l'autorizzazione gli fu negata. Motivazione ufficiale: nessuna. Ma mio nonno il vero motivo lo sapeva: non era iscritto al PNF.
Perché dittatura vuol dire anche queste piccole cose, che non rimangono nei libri di storia: persone misere dotate di un'autorità immeritata, che si sono conquistata solo grazie al fanatismo e al servilismo, e che esercitano questa autorità in maniera arbitraria e vessatoria, perché la Legge ed il Diritto semplicemente non esistono più.
Lester
domenica 3 maggio 2015
Amore in differita
Io e Anita abbiamo un fuso orario di tre minuti, quindi è un casino sincronizzarci, Anita è tre minuti avanti di me in tutto quello che fa, o forse sono io che sono indietro di tre minuti a lei. Se ad esempio la bacio io, il mio bacio non le arriva mai , è una cosa strana, parliamo assieme con discorsi apparentemente senza senso, come i discorsi di Ghezzi su blob, e a vedermi sembra che parlo da solo, a volte però ci intercettiamo, soprattutto quando stiamo abbracciati immobili per più di tre minuti e l’aria diventa una sottile pelle abbracciante. Se sto guardando la tv e allo stesso tempo sento una sua carezza sul collo, capisco che è arrivata da tre minuti, ma lei nel frattempo sta già facendo altre cose, è sempre una sorpresa,quando stiamo vicini siamo destinati a stare a tre minuti di lontananza, una breve latenza che non ci farà mai incontrare nei modi consueti, siamo come apparizioni. Per stare sul leggero, per evitare di fare l’amore mentre stiamo facendo altre cose, Anita lo scrive su un biglietto, allora mi faccio trovare già preparato, e anche se non la vedo , quando vengo mi appare, lo facciamo davvero ne sono sicuro, ci lasciamo biglietti in continuazione, anche se a conti fatti non mi è mai apparsa tutta intera, possiamo solo leggere quello che ci siamo scritti e crederci sulla fiducia e sui segni che ci lasciamo sulla pelle.
Andrea Gruccia
Andrea Gruccia
giovedì 23 aprile 2015
Una volta, prima che ci fosse tutto questo, esistevano i blog. E ci si leggeva, ci si commentava, ci si conosceva, ci si frequentava, talvolta ci si sposava pure, tra blogger, mettendo al mondo dei bambini figli di blogger. Con i blogger si facevano un sacco di cose che non erano semplicemente "eventi". Si costruivano progetti, si disegnavano traiettorie, si andava tutti insieme a Genova, a Torino, a Napoli. Ecco, a me tutto questo oggi manca molto. Con Fabrizio "Gilgamesh" ci abbiamo fatto tutti insieme un gran pezzo di strada, anni di grande fermento letterario, molto innovativi. Come ho detto, anni che mi mancano molto. E molto li rimpiango. Mi sentivo parte di una comunità molto diversa da questa di Facebook. A Fabrizio, che improvvisamente non c'è più ma magari è diventato un Bodhisattva, credo che dedicheremo una birra e più tardi un’altra ancora.
Alla vostra salute
Brunella su fb
Alla vostra salute
Brunella su fb
venerdì 17 aprile 2015
una volta ho lasciato un fidanzato che nei messaggi chiudeva ogni frase con i puntini di sospensione. Cioè, ovviamente non è stato quello il motivo della rottura, ma a ripensarci era un bel campanello d’allarme, tanto più che ne metteva regolarmente due e non tre).
Chiara (doppioverso)
Chiara (doppioverso)
mercoledì 15 aprile 2015
Friendfeed è morto davvero. L'unico social network che abbia mai avuto un senso, un posto in cui essere Vip non serviva a un cazzo, in cui uno scemo era semplicemente uno scemo e un coglione un coglione. Un posto in cui le opinioni non avevano tutte lo stesso valore, perché le opinioni-opinioni si separavano automaticamente, come per una misteriosa forma di mitosi, dalle opinioni-cazzate. Su Friendfeed nessuno avrebbe mai potuto pensare di pubblicare un articolo complottista, una bufala, una scemenza, senza prendersi un vaffanculo didattico, né di riportare una tesi approssimativa senza sorbirsi quatrocentrottanta commenti in grado di fare la punta al cazzo pure al secondo principio della termodinamica. Friendfeed è stato un posto, un luogo, non un social network. Un social network è questa merda di Facebook, o quell'aborto di Twitter, sono strumenti in grado di appiattire tutto, di far sentire l'imbecille una persona normale e la persona normale un imbecille. Questi social network sono come la vita, non aggiungono niente e non tolgono niente; ci trovi dentro quello che crede alle scie chimiche e quello che posta il buongiorno sette volte al giorno; e non c'è modo di uscirne diversi. Su Friendfeed le idee entravano in un modo e uscivano in un altro. Friendfeed era un ambiente difficile, tutto era iperbolico, ciò che era leggero diventava pesantissimo, ciò che era pesante diventava una sciocchezza da bar. Si scherzava sulla morte e si litigava per il colore di un divano. Su Friendfeed ho conosciuto fenomeni veri, artisti, persone realmente geniali e persone di una bontà non umana. Anche gli scemi su Friendfeed erano estremi. Uno scemo su Facebook si limita a scrivere cazzate, su Friendfeed uno scemo era in grado di costruire una storia finta, di sostenerla, di cambiarsi la vita per giustificarla e poi di scomparire nel nulla per non “perdere il flame”. Probabilmente Friendfeed era solo un filtro che desaturava la realtà e la mostrava per quello che era, con lo sguardo cinico e disilluso di un cane vecchio che ti piscia sul mocassino di pelle di cane. Friendfeed ha segnato un'epoca, almeno la mia, sette anni di risate, di discussioni, di persone conosciute, di persone incontrate, di amicizie e di smadonnamenti roboanti, di condivisione di una certa idea di realtà. Ora è finita e spiegare Friendfeed a chi non c'era, spiegarlo qui su Facebook tra l'altro, è inutile e paradossale. Quanto a chi c'era, beh, ci troviamo in giro, su questi social imperfetti o nella vita di tutti i giorni, e ci riconosceremo perché saremo sempre quelli seduti scomodi, a trattenere bestemmie, giudizi universali e benaltrismi non euclidei. Grazie di tutto socialino dell'odio, sei stato la cosa più bella di Internet, la cosa più divertente di questi anni, una delle cose più belle di qualsiasi cosa.
Massimo Santamicone
Massimo Santamicone
venerdì 27 marzo 2015
Questa mattina sono uscito dal mio condominio sulla spiaggia piatta e sinuosa, e ho fatto una passeggiata, in calzoncini da bagno, senza camicia. E ho pensato che uno degli effetti naturali della vita è quello di ricoprirti con uno stato sottile di... di che cosa? Una pellicola? Un residuo di tutte le cose che hai fatto e hai detto e sei stato e su cui ti sei smarrito? Non ne sono certo. Ma si è accumulata su di te, da tanto tempo, e solo di rado lo sai, se non che ogni tanto per qualche ragione o opportunità inaspettata, ne esci, - per un'ora o solo per un istante - e improvvisamente ti senti abbastanza bene. E in quell'istante magico capisci da quanto tempo è che non ti senti in quel modo. Sei stato malato, ti chiedi. La vita stesa è una malattia, una sindrome? Chi lo sa? Tutti ci siamo sentiti così, ne sono sicuro, perché io non potrei sentire quello che centinaia di milioni di altri cittadini non hanno potuto sentire.
E all'improvviso, così, ne sei fuori, fuori da quella copertura, da quella pelle di vita, come quando eri bambino. E pensi: ecco, così è come devo essere già stato, una volta nella mia vita, ma allora non lo sapevi e non te ne ricordi neanche: una sensazione di vento sulle guance e sulle braccia, il senso di essere libero, sciolto, di fluttuare leggero. E visto che è da tanto che non ti senti così, questa volta vuoi farlo durare, il bagliore di questo momento, quest'aria fresca, questa vita nuova, in modo da conservarne la sensazione, perché quando tornerà potrà essere troppo tardi. Forse sarai semplicemente troppo vecchio. E naturalmente, potrebbe anche essere l'ultima volta che ti senti così.
Richard Ford, Sportswriter (traduzione di Carlo Oliva)
E all'improvviso, così, ne sei fuori, fuori da quella copertura, da quella pelle di vita, come quando eri bambino. E pensi: ecco, così è come devo essere già stato, una volta nella mia vita, ma allora non lo sapevi e non te ne ricordi neanche: una sensazione di vento sulle guance e sulle braccia, il senso di essere libero, sciolto, di fluttuare leggero. E visto che è da tanto che non ti senti così, questa volta vuoi farlo durare, il bagliore di questo momento, quest'aria fresca, questa vita nuova, in modo da conservarne la sensazione, perché quando tornerà potrà essere troppo tardi. Forse sarai semplicemente troppo vecchio. E naturalmente, potrebbe anche essere l'ultima volta che ti senti così.
Richard Ford, Sportswriter (traduzione di Carlo Oliva)
giovedì 12 marzo 2015
Vostro onore
Assolto. “Ridategli l’onorabilità”, dicono i suoi e anche vari avveduti garantisti che amano l’obiettività.
In effetti è stato assolto. Perché non è reato e non è disonorevole:
– andare a puttane da Presidente del Consiglio
– anzi finanziare un giro di prostituzione in casa propria
– credere a una randagia qualsiasi che gli dice di essere la nipote di Mubarak
– fare votare questa supposta parentela al Parlamento
– non accorgersi che era minorenne
– e far fare una figura di merda all’intera Italia a livello mondiale.
In effetti per gli standard morali di questo Paese dove sta il reato, dove sta il disonore?
Posted on 11 marzo 2015 by Lele
In effetti è stato assolto. Perché non è reato e non è disonorevole:
– andare a puttane da Presidente del Consiglio
– anzi finanziare un giro di prostituzione in casa propria
– credere a una randagia qualsiasi che gli dice di essere la nipote di Mubarak
– fare votare questa supposta parentela al Parlamento
– non accorgersi che era minorenne
– e far fare una figura di merda all’intera Italia a livello mondiale.
In effetti per gli standard morali di questo Paese dove sta il reato, dove sta il disonore?
Posted on 11 marzo 2015 by Lele
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