Lino Banfi però a quei tempi fu accolto con molta freddezza:
“Su di me un certo snobismo. Guardavano i miei sketch di nascosto. Li perdono”.
Infine conclude raccontando il giorno in cui perse la verginità:
"A Napoli in una casa chiusa, fu la mia iniziazione sessuale. Ero
stato in seminario per 5 anni, era l’11 luglio del 54 e io compivo 18
anni. Mi presentai in questa casa elegante. Mi aprì una donnina procace
che stava pulendo. Mi chiese se avevo 18 anni, le mostrai la carta
d’identità e vide che li compivo proprio quel giorno. Ero caruccio
all’epoca, magro e carino. Mi fecero festa in due o tre. Fu una bella festa e non mi fecero manco pagare."
martedì 15 novembre 2016
domenica 23 ottobre 2016
la poesia è uno strumento che ci permette di conoscere qualcosa di nuovo rispetto a noi, un altro punto di vista su noi stessi. E, per conseguenza, un aggiustamento del nostro sguardo sul mondo
Brunella Saccone, citando Matteo Pelliti
(il post di Brunella menzionava l'artista Tiziana Cera Rosco)
Brunella Saccone, citando Matteo Pelliti
(il post di Brunella menzionava l'artista Tiziana Cera Rosco)
venerdì 21 ottobre 2016
Protocollo 930
La donna entra nel banco dei pegni,
“desidera?”, dice l’uomo al bancone,
“ho lasciato qui un orologio, molti anni fa”,
l’uomo si accomoda gli occhiali sul naso,
“è lei la proprietaria di quest’orologio?”
“sono io”,
“mio padre mi ha raccontato che una ragazza giovane venne a portarglielo lo stesso giorno nel quale sono nato io, e non si è mai fermato”,
sollevandolo, l’uomo si accorge che le lancette hanno smesso di muoversi tre minuti prima,
poi guarda la donna,
“posso fare una telefonata a mia moglie?”, chiede l’uomo,
“non è più possibile, ora dobbiamo andare.”
Hotel Messico (Gianni Solla)
La donna entra nel banco dei pegni,
“desidera?”, dice l’uomo al bancone,
“ho lasciato qui un orologio, molti anni fa”,
l’uomo si accomoda gli occhiali sul naso,
“è lei la proprietaria di quest’orologio?”
“sono io”,
“mio padre mi ha raccontato che una ragazza giovane venne a portarglielo lo stesso giorno nel quale sono nato io, e non si è mai fermato”,
sollevandolo, l’uomo si accorge che le lancette hanno smesso di muoversi tre minuti prima,
poi guarda la donna,
“posso fare una telefonata a mia moglie?”, chiede l’uomo,
“non è più possibile, ora dobbiamo andare.”
Hotel Messico (Gianni Solla)
giovedì 20 ottobre 2016
Scriveva Franco Gialdinelli un paio d'anni fa:
somiglia anche un po' a una lezione di musica, su una cosa molto particolare chiamata "Scala Pentatonica", la quale, come dice il nome stesso, ha cinque note invece delle sette della scala a tutti noi familiare, che invece si chiama diatonica, Do-Re-Mi-Fa-Sol-La-Si, insomma.
La scala pentatonica è una scala antica, si pensa che sia nata ancor prima del concetto stesso di scala, ed era allora priva di quelle due note "difficili" che nella diatonica hanno fra sé e la nota che le segue o precede un intervallo di mezzo tono, invece che intero, il Fa e il Si parlando della scala di Do che abbiamo per semplicità preso in esame. Quindi: Do-Re-Mi-Sol-La. Qualcuno si azzarda a dire che è una scala "naturale", perché chiunque è in grado non solo d'intonarla senza difficoltà, ma anche di utilizzarla per canticchiare sopra una linea di accompagnamento qualsiasi, sicuro di non sbagliare mai. Noi musicisti la utilizziamo a piene mani per improvvisare, ogni tanto buttandoci distrattamente dentro una noterella in più, una miserabile terza minore, che però ha una potenza devastante, perché si chiama "Blue Note", e definisce la celeberrima scala blues.
Qui un genio come Bobby Mc Ferrin dimostra tutta la naturale potenza della pentatonica, facendola cantare al pubblico senza nemmeno suggerirne tutte le note:
somiglia anche un po' a una lezione di musica, su una cosa molto particolare chiamata "Scala Pentatonica", la quale, come dice il nome stesso, ha cinque note invece delle sette della scala a tutti noi familiare, che invece si chiama diatonica, Do-Re-Mi-Fa-Sol-La-Si, insomma.
La scala pentatonica è una scala antica, si pensa che sia nata ancor prima del concetto stesso di scala, ed era allora priva di quelle due note "difficili" che nella diatonica hanno fra sé e la nota che le segue o precede un intervallo di mezzo tono, invece che intero, il Fa e il Si parlando della scala di Do che abbiamo per semplicità preso in esame. Quindi: Do-Re-Mi-Sol-La. Qualcuno si azzarda a dire che è una scala "naturale", perché chiunque è in grado non solo d'intonarla senza difficoltà, ma anche di utilizzarla per canticchiare sopra una linea di accompagnamento qualsiasi, sicuro di non sbagliare mai. Noi musicisti la utilizziamo a piene mani per improvvisare, ogni tanto buttandoci distrattamente dentro una noterella in più, una miserabile terza minore, che però ha una potenza devastante, perché si chiama "Blue Note", e definisce la celeberrima scala blues.
Qui un genio come Bobby Mc Ferrin dimostra tutta la naturale potenza della pentatonica, facendola cantare al pubblico senza nemmeno suggerirne tutte le note:
martedì 18 ottobre 2016
martedì 13 settembre 2016
Ti ricordi? E' passato molto tempo ormai. E queste sono le nostre polaroid, cose già viste. A volte non hai anche tu quella strana sensazione che tutto rimarrà così come è stato lasciato? Per il semplice fatto di avere visto la realtà-delle-cose-come-sono. Come la felicità. Che nei ricordi non cambia mai. Siamo noi che cambiamo. Ma forse il segreto è tutto lì, in quelle strade perpendicolari. In quella assoluta e improbabile certezza che il mondo è racchiuso dentro a quelle quattro strade e che nulla potrà mai mutare.
Ci siamo persi di pomeriggio, fra una missione cattolica della fine del 18° secolo e le baracche che vendevano il pesce fritto e la birra di radici. Pensavamo si sarebbe materializzato un mondo ottimista.
E' che volevamo essere felici ad ogni costo. E invece ci siamo fermati senza dire nulla, come se da tempo entrambi conoscessimo questa mancanza che veniva a completarci.
Ci siamo persi di pomeriggio, fra una missione cattolica della fine del 18° secolo e le baracche che vendevano il pesce fritto e la birra di radici. Pensavamo si sarebbe materializzato un mondo ottimista.
E' che volevamo essere felici ad ogni costo. E invece ci siamo fermati senza dire nulla, come se da tempo entrambi conoscessimo questa mancanza che veniva a completarci.
domenica 11 settembre 2016
Ti ho quasi persa; quando della mia voce hai colto solo l’evocare. Così tra acqua e sale ho trasformato il mio fare, per non dialogare tra faro e costa. Per diminuire le distanze, e divenire unico suono in un corpo esclusivo.
Non guardiamo dalla costa il mare, né ascoltiamo venti, né carpiamo orizzonti. Ora siamo acqua e mare, spuma e sale, aria e vento, luce e orizzonte. Ora siamo.
Non guardiamo dalla costa il mare, né ascoltiamo venti, né carpiamo orizzonti. Ora siamo acqua e mare, spuma e sale, aria e vento, luce e orizzonte. Ora siamo.
Iscriviti a:
Post (Atom)