domenica 24 gennaio 2010

nella comunicazione la vera tirannia del mezzo sul contenuto si esercita non tanto sulla forma di questo contenuto, quanto sulla sua stessa esistenza, perché il mezzo non solo fornisce la materia fisica in cui il pensiero si incarna e si fa elemento di scambio, ma crea l’ambiente di coltura in cui questo può attecchire, il che detto in parole povere significa per esempio che grazie al blog in questo momento non solo sto scrivendo, ma sto prima di tutto pensando le cose che sto scrivendo, cose che non potrei mai dire, perché non potrei mai pensarle, al telefono, su facebook o di persona, anzi, di persona meno che mai, ché proprio su questo riflettevo l’altro giorno, quando mi sono resa definitivamente conto che non sono adatta alla vita reale, ma solo a quella differita, che dovrebbe funzionare pressappoco così, che per esempio succede un fatto, e per una mia reazione ci si aggiorna dopo un paio di settimane, oppure uno mi chiede una cosa, e io gli rispondo dopo tre giorni, e magari nel frattempo mi metto a scrivere sul blog e la risposta d’incanto prende corpo, ed è questo per esempio un buon motivo per cui, gira e rigira, sempre qui torno, per darmi l’opportunità di produrre pensieri o risposte che in nessun altro modo potrebbero nascere.

HangingRock

sabato 23 gennaio 2010

Giuro di non riversare mai più il mio rancore, per quanto giustificato, su una collettività di uomini, quali che siano la razza, la religione, le convinzioni, i pregiudizi, gli errori. Compiango quei poveri ragazzi. Ma non posso perdonare gli individui, quelli che mi respingono, quelli che freddamente ci voltano le spalle, quelli che aspettano solo di giocarti un tiro mancino. Quelli... vorrei averli tra le mani un giorno... Quando finirà tutto ciò?

appunti di Irène Némirovsky tratti dal suo diario
(in Suite francese, ed. Adelphi,
traduzione di Laura Frausin Guarino)

martedì 19 gennaio 2010

Vogliamo soltanto libri scritti senza l'assillo del best seller.

Palmasco

sabato 16 gennaio 2010

Mi piace abbracciare le persone, è intenso, profondo, bello. E se abbraccio qualcuno, e qualcuno si lascia abbracciare (perché mica è banale trovare qualcuno che si lasci abbracciare) succede sempre qualcosa. È come se in un attimo ciascuno lasciasse attaccato all’altro un pezzettino di sé.
E quel pezzettino dice moltissimo, racconta un sacco di storie, concede un istante di condivisione.

Lele Rozza

venerdì 15 gennaio 2010

Capii che accettare i propri limiti non significava essere dei falliti o degli sconfitti, ma dava la possibilità di migliorarsi. Se capisci che puoi sollevare cento chili e non mille, magari, allenandoti, dopo un po' ne tiri su centodieci, poi centoventi. Magari a mille non arriverai mai, ma migliorerai. Prima, però, devi prendere atto di chi sei davvero.

Sandrone Dazieri

giovedì 14 gennaio 2010

Un cuore abitato dagli altri non muore solo.

Angela

(ciao)

mercoledì 13 gennaio 2010

Credo che sostituirò le dieci righe del mio short cv con una sola: «ancora cinque minuti».

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