giovedì, maggio 15, 2003



Le case parigine sono mediamente più piccole di quelle romane, lo sfruttamento dello spazio è più razionale e in linea generale si assiste a una sistemazione più fitta degli arredi. È molto frequente che a Parigi vengano abbandonati in strada dei mobili, per il fatto che ne è stato comprato un altro e quello vecchio non entra più dentro casa. Chi vuole se lo prende, quello vecchio.

Normalmente in Francia quello che in Italia chiamiamo il bagno è distribuito in due locali: da una parte la salle de bain dove è sistemato il lavandino e una vasca o una doccia, a seconda, e dall'altra le toilettes, il cessetto (volg. les chiottes). Non è detto che i due locali debbano trovarsi, nella casa, in posizione contigua. Lo sviluppo di questa bipartizione dell'umido ha posto, col tempo, gli architetti francesi di fronte a un dilemma: dove mettere il bidè? La soluzione, drastica: in Francia il bidè non esiste; è ripulso in un limbo fra i due locali.

La censura del bidè, che la Francia ha bandito coerentemente ad altri paesi, come Inghilterra e Stati Uniti, mette in difficoltà chi è abituato a servirsene, a chiusura della sua cacata. Per le ragazze, che oltretutto fanno dell'accessorio un utilizzo più complesso, è consigliabile stanziare un capiente bicchiere che consenta, con qualche acrobazia sul water, di effettuare una sorta di abluzione palliativa. Il consumo di carta igienica è, per uomini e donne, molto maggiore e se restate qui per qualche mese vi sorprenderete di quanto in fretta la carta finisca e si debba ricomprarla al supermarket. Infatti, se non volete farvi una doccia ogni volta che siete stati in bagno (e la doccia si trova oltretutto in un altro vano della casa), dovrete usare la carta e, all'occorrenza, inumidirla sotto il rubinetto dell'acqua corrente per facilitare la populizia.

Può succedere, ed è ancor più tragico, che il localetto del cesso non sia dotato nemmeno di un piccolo lavandino. Questo accadeva per esempio in un ufficio dove io ho lavorato per qualche mese, ai primi tempi qui in Francia (molti uffici, va detto, non hanno il bidè neanche in Italia, come a dire "fatela a casa"). Siccome a me piace cacare con tranquillità in ufficio, dopo che ho sbrigato le prime urgenze lavorative del giorno, l'assenza di lavandinetto nel cesso ufficiale mi costringeva a: a. pulirmi sommariamente con la carta; b. azionare lo sciacquone; c. bagnare altra carta sotto il getto dello sciacquone; d. ripulirmi con la carta bagnata; e. completare la pulizia e l'asciugamento con altra carta non umida; f. riscaricare.

Ho sentito dire che il bidè è in Francia proibito o scoraggiato da alcune norme urbanistiche, per questioni di igiene o sicurezza. In linea generale i non italiani hanno un rapporto meno nevrotico di noi con l'igiene personale o della casa. La nevrosi degli italiani intorno a questi argomenti deriva, come si sa, da un bombardamento mediatico iniziato nel dopoguerra il quale sfruttava un tratto sociologico derivante dall'impatto profondo e diretto della Seconda guerra mondiale sul nostro paese, che generò nelle masse un forte orrore della sporcizia e una considerazione della pulizia come indice generale di benessere. È per questa ragione che in Italia esistono prodotti specifici per pulire assolutamente ogni cosa, dalla piastra del forno alle serrature, dalla pietra ollare al cromo ipostatico.

Ciò detto, si avverte in Francia la mancanza di un bidè nelle case e negli alberghi.


tratto da Francesco Zardo - Paris



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